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Il discorso di Antonella Bellutti alla conferenza stampa di presentazione della candidatura

pubblico

Buongiorno a tutte e tutti, vi ringrazio per la vostra presenza numerosa che mi sorprende e mi lusinga e desidero mandare un caro saluto alle tantissime persone che mi hanno letteralmente travolta con un’onda di affetto e vicinanza.
Ho convocato questa conferenza stampa per confermare che sì, è vero, mi candido alla presidenza del comitato olimpico nazionale e per esprimervi le mie motivazioni.
Non è facile scegliere di mettersi in gioco, esporsi a critiche, a rischi, fatiche ma (per una persona come me) è certamente più difficile non farlo, forse quasi un rimpianto inconsolabile, se è per una causa percepita come giusta e necessaria.
Non è semplice sfidare un sistema di gestione di potere consolidato e così maschile, ma se oggi sono qui è, perché l'idea di candidarmi, nata già anni fa con un gruppo di amici divenuto via via più grande, è maturata grazie a una crescente motivazione che ha trasformato quell'idea in un'azione che sento doverosa anche per ricambiare la generosità con cui lo sport è sempre stato presente nella mia vita.

 

Nel 2000 la riforma Melandri permise per la prima volta l'ingresso di atleti e tecnici negli organi elettivi. Fu un momento storico che io vissi in prima persona. Mi candidai in Giunta nazionale del Comitato Olimpico in quota atleti e venni eletta col maggior numero di voti. Contrariamente ad ogni previsione.
Ora, a vent’anni da quella svolta epocale, vorrei facessimo un ulteriore salto di qualità e sentissimo naturale e normale che lo sport possa anche essere diretto da chi, oltre ad averne i requisiti richiesti dallo statuto, lo ha vissuto da atleta di alto livello.

 

Lo vorrei perché può portare un nuovo metodo per liberarlo da logiche che lo tengono imbrigliato (di burocrazia, di potere, di strumentalizzazione). Logiche che ho conosciuto e volte anche subìto. Ora voglio credere che sia arrivato il tempo di cambiarle. Perciò con questa candidatura voglio semplicemente mettere a disposizione le mie energie, le mie idee, libere da pregiudizi per guardare al futuro dello sport con una visione più ampia e rinnovata. Una visione non personalistica ma collettiva capace di:
- mettere in risalto tutte le dimensioni dello sport (intendendo per esse l'attività motoria, educazione fisica, avviamento allo sport non agonistico, lo stile di vita attivo;
- dare l'opportunità di esprimersi ai tanti talenti di uomini e donne delle circa 95 mila associazioni sportive che fanno grande lo sport italiano;
- includere fattivamente nello sport tutte quelle realtà che sono a vario titolo, più o meno implicitamente escluse, discriminate o anche semplicemente trascurate o sottostimate;
- una visione che non faccia più differenze e disparità di trattamento tra atleti normodotati e diversamente abili.

Non ho usato a caso le parole pregiudizio e discriminazione perché ne ho conosciuto il significato per esperienza diretta.
La vita privata, le scelte di vita e professionali, la carriera sportiva mi hanno costretta a confrontarmi con esso e, allo stesso tempo mi hanno permesso di liberarmene felicemente; perciò non mi sento più vittima di ciò che la discriminazione mi nega bensì persona capace di vivere la propria vita in maniera autentica col valore aggiunto di chi la discriminazione la conosce e vorrebbe contrastarla, dando un contributo di uguaglianza e giustizia anche nello sport e grazie allo sport.
Le mie competenze le lascio alla lettura del curriculum; qui oggi vorrei dire ciò che mi sento di rappresentare e che il mio curriculum non dice.

E inizio dunque affermando che:
- sono molto fiera di affrontare questa candidatura da donna, atleta,
vegana, componente della comunità LGBT+ Con le mie tante “diversità” vorrei rappresentare un esempio da accogliere, non da tollerare, utile per uno sport inclusivo capace di esprimere il suo enorme valore in favore di tutte e tutti, nessuno escluso!
Mi piacerebbe che la mia candidatura servisse anche a dare forza e visibilità alle tante attiviste ai tanti attivisti che ogni giorno si impegnano per i diritti.
- per la mia formazione e per l'impegno nelle varie articolazioni del fenomeno sportivo mi sento di rappresentare lo sport in una sua espressione molto ampia e di testimoniarne la necessità di riconoscerlo come esperienza essenziale per la vita ed il progresso umano. Significato peraltro universalmente riconosciuto, che lo inserisce implicitamente nella logica di un diritto costituzionale e come tale merita politiche, tutele, investimenti. Non è retorica: è la semplice constatazione che lo sport è un valore costituzionale e come tale va trattato.
- La mia storia agonistica parla di opportunità che sono nate dall’efficienza dell’organizzazione dello sport italiano, capace di mettermi nella condizione di esprimermi e di valorizzare il mio talento. Vorrei pertanto che la mia esperienza rappresentasse la competenza del Comitato olimpico italiano che non deve essere mortificato, ma valorizzato e supportato in cooperazione con le altre istituzioni al servizio dello sport. Mi esprimo così perché ritengo che questo ultimo periodo di contrapposizione tra istituzioni (Coni, Ministero, Sport e Salute) abbiano impoverito il dialogo riducendolo a una dura contrapposizione, quasi uno scontro di potere, che rischia di compromettere il lavoro centenario che ci ha portato ad essere, nel bene e nel male, una eccellenza mondiale.
- Sono convinta che questa ricchezza meriti la grande capacità di dimostrare che le istituzioni dedicate allo sport sanno applicare i valori di cui lo sport è portatore ed esserne esempio: dimostrando di saper fare gioco di squadra, nel rispetto reciproco, per un obiettivo comune: ovvero COSTRUIRE NELLA MODERNITA’ E NELL’INNOVAZIONE, NEL MERITO E NELLE COMPETENZE e NELLA PARITA’ DI GENERE lo Sport del futuro. E il futuro deve partire adesso. Ora.
- La mia carriera agonistica all'insegna della multidisciplinarietà mi permette di rappresentare l'importanza di creare un’ampia base, senza di cui non ci può esserci un alto vertice. Voglio traslare questo concetto dal singolare al plurale: come un atleta necessita di un ampio vocabolario motorio per poter spingere più in alto il vertice della propria piramide prestativa, allo stesso modo è necessario promuovere lo sport di base per poter creare un movimento da cui nasceranno i campioni ma da cui, soprattutto, nasceranno cittadini e cittadine sani e capaci di una visione ampia e globale. Ciò non si può ottenere continuando a lavorare a compartimenti stagni ma aprendoci alla sinergia tra scuola e società, enti di promozione e anche alla collaborazione tra federazioni andando ben oltre la ricerca del mero risultato sportivo.
- I miei anni di attivismo al fianco di Assist Ass. Naz. Atlete per  i diritti delle atlete, dei dilettanti e di tutti i lavoratori dello sport non riconosciuti, l’impegno profuso a vario titolo per la doppia carriera mi impongono un richiamo forte alle tutele per gli atleti dilettanti e per le società. Tutele necessarie a fronte di caratteristiche che fanno dell’agonismo un ambito sempre più precoce e iperspecializzato incompatibile con un qualsiasi altro impegno organizzato. Perciò c'è bisogno di proposte per inquadrare obbligatoriamente gli atleti come lavoratori e lavoratrici dello sport partendo dalla natura della prestazione e non delegandone il riconoscimento al volere del datore di lavoro. 
Ciò è necessario insieme a linee guida nazionali per programmi di doppia carriera e la ristrutturazione dei centri universitari sportivi al fine di salvaguardare il valore dell’agonismo e non trasformarlo in un'attività che fomenti disadattamento e smarrimento post-carriera. I gruppi sportivi militari sono una risorsa ma non la soluzione. Bisogna allargare il ventaglio di possibilità che vanno sostenute economicamente che ci permettano di riproporre modelli virtuosi del passato ma anche modelli innovativi. Questo percorso di crescita va scritto con i presidenti federali e le realtà che fanno grande lo sport italiano.
- Infine un accenno all'attualità. Non voglio entrare nel merito della riforma ancora in discussione ma ribadisco in maniera esplicita che la storia del comitato olimpico nazionale italiano è un riferimento a cui le altre istituzioni dedicate allo sport devono guardare con attenzione e spirito di collaborazione. Il rinnovamento di cui la gestione dello sport necessita deve potersi costruire intorno a punti fermi quali il riconoscere allo sport la dignità di valore costituzionale tutelato con un ministero con portafoglio dedicato, con fondi strutturali e politiche di sostegno territoriale. Solo nella stabilità e quindi nella continuità del lavoro delle istituzioni allo sport dedicate, si possono suddividere competenze e ridistribuire le risorse.
Concludo con un accenno al programma di candidatura che desidero nasca con la partecipazione di tutte e tutti. Ho redatto il mio manifesto per lo sport italiano che sarà disponibile da oggi sul sito   belluttipresidente.it  E’ un enunciato di principi su cui si creeranno tre gruppi di lavoro online (che non chiameremo laboratori ma pedane, campi, piste, palestre?) ;-) 
I contributi e le iscrizioni potranno arrivare attraverso un form disponibile nel sito. In questo modo voglio dare voce alle società sportive nazionali e a tutti i cittadini e a tutte le cittadine che desiderano esprimere la propria opinione. Da questo lavoro nascerà il programma della prima candidata Presidente, Donna e Atleta, cosa di cui sento forte la responsabilità. Da questo lavoro nascerà anche un documento che resterà a rappresentare un movimento di cui la dirigenza dello sport italiano dovrà tenere conto. E per questo vi chiedo di essere tante, tanti, tantissimi.

 

Un’ultimissima riflessione per dirvi che: come ho imparato dall'esperienza agonistica, l’obiettivo serve per dare senso al percorso. Per cui se ho accettato di intraprendere questo impegno è anche perché l’importanza dell'obiettivo permette di tracciare un percorso il cui senso resterà come eredità a prescindere dal risultato. 
Il successo è una conseguenza del lavoro svolto ma in questo caso il successo non sarà solo il maggior numero di voti dei grandi elettori ma anche o forse soprattutto la voce che avranno le piccole realtà che sono l'anima dello sport italiano e che ora sono schiacciate da un sistema elettivo vecchio e sempre meno democratico.

 

Sono contenta di essermi sentita col presidente Malagò con cui condivido l’amore smisurato per lo sport e con cui sono convinta nascerà un confronto ricco leale e utile allo sport italiano.
 

L'importante non è vincere MA partecipare, diceva il barone De Coubertin che, ricordo, era contrario alla presenza femminile. 
E infatti, che fosse importante partecipare, lo diceva solo agli uomini…. ;-)

 

  

 

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